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Il paradosso del rifiuto preventivo

Ci sono comportamenti umani che, osservati una volta, possono sembrare casuali.

Osservati centinaia di volte, diventano un fenomeno.

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Chi lavora da anni a contatto con le persone, in qualunque ambito riguardi la crescita personale, professionale o il miglioramento della qualità della vita, finisce inevitabilmente per notare alcuni schemi ricorrenti.

Uno dei più sorprendenti riguarda il rapporto con il cambiamento.

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Viviamo in un'epoca in cui non passa giorno senza sentire persone parlare delle difficoltà del lavoro.

  • Redditi che faticano a crescere.

  • Orari sempre più impegnativi.

  • Stress.

  • Poca disponibilità di tempo.

  • Scarsa possibilità di conciliare vita professionale e vita personale.

  • Incertezza sul futuro.


Queste considerazioni arrivano da dipendenti, professionisti, piccoli imprenditori e perfino da persone che, agli occhi degli altri, sembrano avere raggiunto una posizione invidiabile.


Il disagio, quindi, non appartiene a una singola categoria.

È trasversale.


Eppure, proprio quando qualcuno propone una semplice conversazione su un modo diverso di lavorare, di organizzare il proprio tempo o di creare nuove opportunità, accade qualcosa di curioso.

Molti rispondono immediatamente:

"Non mi interessa."


Non dopo aver ascoltato.

Non dopo aver posto qualche domanda.

Prima ancora di sapere di cosa si stia parlando.


È un comportamento che merita una riflessione.

Perché una persona che dichiara di non essere soddisfatta della propria situazione decide di non concedere nemmeno dieci minuti ad ascoltare un'idea diversa?


La risposta, probabilmente, non riguarda quella proposta specifica.

Riguarda il nostro modo di funzionare.


L'essere umano tende naturalmente a proteggere ciò che conosce.

Anche quando ciò che conosce non lo rende pienamente soddisfatto.


La psicologia lo descrive con diversi concetti: la preferenza per lo status quo, il timore dell'incertezza, il bisogno di confermare le proprie convinzioni anziché metterle in discussione.


Paradossalmente, il cervello considera spesso meno rischioso rimanere in una situazione insoddisfacente piuttosto che esplorare qualcosa di sconosciuto.

Il problema è che questa strategia, utile in alcune circostanze, può diventare un limite quando viene applicata a ogni possibilità nuova.


Esiste poi un secondo elemento.

Negli ultimi anni siamo stati sommersi da promesse, pubblicità, offerte miracolose e false opportunità.


È comprensibile che molte persone abbiano sviluppato una sorta di sistema di autodifesa.

Quel filtro, però, presenta un effetto collaterale.


Insieme alle proposte poco serie, rischia di eliminare anche quelle meritevoli di essere almeno comprese.


Il risultato è un curioso paradosso.

Le persone cercano il cambiamento.
Ma evitano le conversazioni da cui il cambiamento potrebbe nascere.

Naturalmente nessuno dovrebbe accettare una proposta senza averla valutata con attenzione.

Lo spirito critico è una qualità preziosa.

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Ma lo spirito critico non consiste nel dire "no" prima di conoscere.


Consiste nell'ascoltare, comprendere, fare domande, verificare e solo alla fine decidere.


Rifiutare prima ancora di informarsi non è prudenza.

È una rinuncia preventiva alla possibilità di scegliere consapevolmente.


Forse è proprio questa la riflessione più importante.


Le grandi svolte della vita raramente arrivano con la certezza di essere quelle giuste.

Molto più spesso iniziano con una conversazione che, in quel momento, sembrava una delle tante.


Non tutte le conversazioni cambiano una vita.


Ma tutte le vite cambiano perché, a un certo punto, qualcuno ha deciso di ascoltare una conversazione fino in fondo.



 
 
 

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