LE SCUOLE DICONO NO ALLA PLASTICA IN NATURA

Progetto di educazione ambientale per le scuole di secondo grado in Sardegna

Dott.ssa Beatrice Parodi, MSc Ecology, Evolution & Conservation, 2020


Con un evento di clean-up sulla bella spiaggia di Cala Portese, a Caprera (Parco Nazionale di La Maddalena) si è concluso a dicembre 2019 un percorso educativo-didattico di formazione ambientale e sensibilizzazione che ha avuto come protagoniste le materie plastiche.

Il progetto ci ha consentito di portare nelle scuole questo attualissimo tema, insieme a molte altre problematiche strettamente connesse alle plastiche che spesso vengono dimenticate: interferenze endocrine, entanglement (aggrovigliamenti) e biomagnificazione (processo di bioaccumulo di sostanze tossiche e nocive negli esseri viventi).

Trattare questo argomento in ambito educativo è estremamente importante, perché la plastica è emblematica ed esemplare dello stile di vita oggi non più sostenibile, fatto di “usa e getta” e altri processi lineari che producono rifiuti non degradabili.

Ebbene si, la plastica ha effettivamente rivoluzionato il mondo moderno, “facilitandoci” nel quotidiano.

A quale prezzo, però?

Le materie plastiche sono sostanze artificiali, petrolchimiche e durature, caratteristica che ne ha favorito l’uso ma che le rende PERMANENTI nell'ambiente e che, quando vengono immesse in natura, provocano grandi problemi addirittura a livello di reti alimentari. Con una produzione spaventosa di 8.300 milioni di tonnellate (di cui ogni anno circa 12 milioni finiscono direttamente nei nostri mari), la plastica minaccia 700 specie marine, di cui il 17% sono già dal 2017 annoverate nella lista IUCN come “in pericolo di estinzione”.

Come risolvere quindi il problema? Purtroppo, non esiste un’unica soluzione: alcuni rifiuti (tutti i rifiuti, non solo la plastica) possono essere smaltiti da incenerimento, ma questo produce inquinanti. Altri possono essere riciclati, ma anche questo porta i suoi problemi di pulizia, ordinamento e la ricerca di applicazione per materiali che verranno considerati di qualità “inferiore”.

Lo scopo di questo progetto era proprio far arrivare questo messaggio: <<tutto quello che produciamo direttamente da una materia prima dovrà essere smaltito o riutilizzato e meglio impareremo a riutilizzare ciò che abbiamo (entrando finalmente in quell’ atteggiamento virtuoso di economia circolare), prima riusciremo a migliorare la condizione critica dei nostri ecosistemi>>.

Lezioni e laboratori in classe, campionamenti in spiaggia, osservazione quantificazione e analisi delle plastiche trovate, dibattiti, hanno permesso ai 90 alunni che hanno partecipato di “toccare con mano” il tema della plastica, con un occhio di riguardo verso l’ecosistema marino mediterraneo.

Diversi sono stati gli esempi portati in classe, ma il più toccante (e scioccante) è sicuramente stato il caso del Capodoglio di cala Romantica: una femmina di 8 metri, trovata spiaggiata a fine marzo 2018. All’interno del suo stomaco, 22 kg di rifiuti in plastica: sacchetti, piatti usa e getta, lenze da pesca, tubi corrugati.

(vedi nella foto il contenuto dello stomaco)



Un progetto concluso e si spera, un primo passo verso una nuova consapevolezza dell’ambiente che ci circonda e di come tutelarlo al meglio.






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