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Il riciclaggio non risolverà il problema della plastica. Ecco cosa accadrà

A differenza del vetro o dell’alluminio, che hanno la stessa composizione chimica, la plastica contiene migliaia di polimeri e sostanze chimiche, rendendone il riciclaggio quasi impossibile


Le #microplastiche si trovano ovunque, nelle nuvole, nell’acqua potabile, nel nostro sangue. Gli animali marini rimangono impigliati nella plastica e la ingeriscono a ritmi allarmanti. Quella stessa plastica aggrava il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, mentre i Paesi ad alto reddito consumano e ancora esportano plastica usata nei Paesi a basso reddito per lo smaltimento.

La quantità di plastica che entra nell’ambiente marino è destinata a raddoppiare entro il 2024 e le soluzioni, come il riciclaggio e gli sforzi volontari di riduzione da parte delle imprese, non sono all’altezza.


Questo è il quadro, drammatico, della nostra dipendenza dalla plastica.

Nemmeno fanno tanto sperare i negoziati della terza sessione del Comitato Negoziale Intergovernativo (INC3) per un Trattato globale sulla plastica, lo strumento internazionale giuridicamente vincolante sull’inquinamento da plastica, anche nell’ambiente marino. In questo caso, Greenpeace accusa infatti i Governi presenti di aver permesso alle aziende petrolchimiche di sabotare gli sforzi per affrontare la crisi climatica e l’inquinamento da plastica.


Non basta il riciclaggio

La maggior parte delle plastiche sono sintetiche, costituite da uno dei sette polimeri a base di petrolio. Coloranti, plastificanti, ritardanti di fiamma e altri additivi conferiscono alla plastica le sue diverse proprietà che più o meno tutti conosciamo. La varietà delle plastiche presenti oggi sul mercato riflette direttamente le numerose sostanze chimiche – e sono più di 13mila – aggiunte a questi polimeri.

Di queste 13mila sostanze chimiche, le autorità di regolamentazione dispongono di informazioni per circa la metà e molte delle quali sono considerate “sostanze chimiche potenzialmente preoccupanti”. Queste sostanze chimiche includono inquinanti organici persistenti, PCB, i famosi PFAS e altre sostanze chimiche legate a tumori, mutazioni genetiche, alterazioni endocrine e altri danni: non solo danneggiano la salute umana e l’ambiente, ma influiscono anche sulla riciclabilità della plastica.


Dunque, anche se in teoria il riciclo sembra una soluzione promettente al problema della plastica, in realtà solo il 10% della plastica viene riciclato (cifra che riflette la composizione chimica unica di ciascuna plastica). A differenza del vetro o dell’alluminio, che hanno la stessa composizione chimica, la plastica contiene migliaia di polimeri e sostanze chimiche, rendendone il riciclaggio quasi impossibile. Addirittura, secondo uno studio, il riciclaggio meccanico – un processo da plastica a plastica – rilascerebbe ancora microplastiche nell’ambiente. Così come il riciclaggio chimico o avanzato è altrettanto problematico: utilizzato principalmente per convertire la plastica in carburante, il riciclaggio chimico ha attirato l’attenzione dell’Environmental Protection Agency (EPA), che ha proposto una nuova regola per tenere conto dei contaminanti pericolosi generati dai combustibili a base di plastica.


Conclusione? Continuare a perseguire alternative impraticabili non fa che aprire la porta al continuo rilascio di plastica e delle sostanze chimiche associate nell’ambiente: l’aumento della produzione di plastica – e dell’uso di sostanze chimiche pericolose – supererà qualsiasi potenziale soluzione di fine vita.

La natura pervasiva dell’inquinamento da plastica richiede un trattato globale sulla plastica con cui i Paesi agiscano lungo tutto il ciclo di vita della plastica, come suggerisce lo Zero Draft. Sfortunatamente, l’INC-3 ha dimostrato che ciò sarà più facile a dirsi che a farsi, poiché i produttori di petrolio sembrano “tenere il processo in ostaggio”.

Quando i negoziati riprenderanno all’INC-4 nell’aprile 2024, i negoziatori dovrebbero evitare di soccombere proprio alle lobby chimiche e dei combustibili fossili, la cui presenza all’INC-3 è aumentata del 36% rispetto all’INC-2. Sarà possibile?

Una delle soluzioni concrete, realmente e immediatamente praticabile, è ridurre l'uso della plastica all'interno delle nostre case, dei nostri uffici, delle nostre fabbriche.

Il progetto #GreenHousePlasticFree permette di consumare l'80% in meno della plastica normalmente utilizzata.

Facciamolo conoscere a tutti, contribuiamo a creare maggiore coscienza ambientale e avremo fatto un passo avanti per la salvezza del nostro pianeta.

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